Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivelato lunedì di aver avuto una “telefonata molto buona” con il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale hanno discusso della prolungata guerra tra Russia e Ucraina e del conflitto in corso tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro.
La rivelazione, fatta durante una conferenza stampa al golf club di Trump in Florida, sottolinea il peculiare rapporto tra i due leader, che persiste nonostante fratture geopolitiche, sanzioni reciproche e alleanze concorrenti, e solleva interrogativi su possibili accordi dietro le quinte che potrebbero rimodellare i conflitti globali a spese dell’Ucraina.
Trump ha descritto la conversazione come positiva, osservando il “tremendo odio” tra Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pur presentando lo scambio sull’Ucraina come costruttivo. “Non sembrano riuscire a mettersi d’accordo, ma penso che sia stata una telefonata positiva su questo tema”, ha detto Trump.
Per quanto riguarda l’Iran, Trump ha rivelato che Putin ha espresso il desiderio di “essere utile” nella risoluzione della crisi in Medio Oriente. La replica di Trump: Ho detto: saresti più utile mettendo fine alla guerra tra Ucraina e Russia”.
Un consigliere del Cremlino per la politica estera ha confermato che Putin ha proposto idee per una “rapida soluzione politica e diplomatica” del conflitto con l’Iran, descrivendo il colloquio, durato un’ora, come “franco e pragmatico”.
Questo scambio arriva in un momento cruciale: l’offensiva guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, lanciata il 28 febbraio, ha lasciato bloccate numerose petroliere, interrotto i flussi energetici globali attraverso lo stretto di Hormuz e fatto salire il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022.
Una bizzarra bromance
A prima vista, la guerra sembra indebolire Putin, privando la Russia di un alleato chiave a Teheran, i cui proxy e accordi sulle armi hanno rafforzato l’influenza di Mosca. Tuttavia, la dinamica Trump-Putin – spesso definita una “bizzarra bromance” per il suo mix di elogi pubblici e sinergie più discrete – rivela un quadro più sfumato, in cui prevalgono interessi reciproci, mentre l’Ucraina resta in bilico.
Il vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio, alimentato dal blocco di Hormuz e dagli attacchi iraniani alle infrastrutture del Golfo, si è rivelato una manna per la Russia. Il greggio Urals di Mosca, precedentemente venduto con forti sconti a causa delle sanzioni occidentali, ora viene scambiato con premi, mentre le esportazioni verso India e Cina sono in forte crescita.
Gli analisti stimano che questo guadagno inatteso potrebbe aggiungere miliardi alle casse russe, rafforzando la sua macchina bellica in Ucraina nonostante le sanzioni.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riconosciuto il “significativo aumento” della domanda di energia russa, attribuendolo direttamente al conflitto con l’Iran.
Ad accrescere l’ironia della situazione, Trump – alle prese con critiche interne per l’aumento dei prezzi della benzina negli Stati Uniti – il 6 marzo ha concesso all’India una deroga di 30 giorni per acquistare petrolio russo rimasto bloccato, alleviando le pressioni sull’offerta globale senza avvantaggiare direttamente Mosca in modo significativo, secondo funzionari statunitensi.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito la misura una “soluzione tampone” per impedire all’Iran di “prendere in ostaggio l’energia globale”, autorizzando solo carichi già pronti alla spedizione.
Tuttavia, i critici sostengono che ciò sostenga indirettamente le entrate russe, indebolendo gli sforzi per isolare Putin a causa della guerra in Ucraina.
Il segretario all’Energia Chris Wright ha difeso la decisione, attribuendo l’aumento dei prezzi alla “paura” piuttosto che alla scarsità, e prevedendo un’impennata solo temporanea.
Guardando al futuro, crescono le speculazioni su un possibile quid pro quo più profondo. La Russia ha a lungo offerto di immagazzinare l’uranio arricchito dell’Iran – oltre 400 chilogrammi a livelli prossimi a quelli per uso militare – come mediatore, una proposta avanzata prima della guerra nel febbraio 2026.
Se Trump dovesse coinvolgere Putin per una mediazione o per il trasferimento dell’uranio al fine di evitare un’escalation nucleare, gli analisti avvertono che Putin chiederebbe una contropartita – probabilmente un allentamento della pressione sull’Ucraina o delle sanzioni.
Questo bizzarro intreccio, radicato negli elogi passati di Trump nei confronti di Putin e nel loro vertice di Helsinki del 2018, potrebbe prolungare l’agonia dell’Ucraina mentre stabilizza i mercati energetici. Mentre la guerra con l’Iran entra nella sua seconda settimana, con oltre 1.332 morti civili iraniani e perdite statunitensi in aumento, l’asse Trump-Putin esemplifica come i legami personali possano oscurare le alleanze, potenzialmente a grande costo per la stabilità globale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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